C. Le 7 TROMBE

Apocalisse 8:6 – 11:19.
Le sette trombe

Apocalisse 8:6-13.
Le prime quattro trombe

7. Prima tromba.
Le sette trombe introducono giudizi più gravi e iniziano probabilmente nella seconda metà del periodo della Grande Tribolazione.
Il suono della prima tromba farà cadere sulla terra “grandine e fuoco mescolati a sangue”, danneggiando così la vegetazione cfr. Esodo 9:22-26).

8, 9. Seconda tromba.
“Una massa simile ad una gran montagna ardente”,
pare si riferisca ad un corpo celeste che piomberà dall’alto (forse un meteorite) e causerà un terribile inquinamento del mare, provocando la morte di un terzo dei pesci. Anche le navi coleranno a picco a causa degli sconvolgimenti prodotti sul mare dalla “massa infuocata”.

10, 11. Terza tromba.
Anche in questi versetti può darsi si parli di un meteorite che inquinerà l’acqua potabile, procurando la morte di alcuni uomini.

12, 13. Quarta tromba.
I cieli stessi sono colpiti dal giudizio risultante dal suono della quarta tromba.
La creazione è sconvolta in quanto un terzo dei luminari del cielo viene oscurato, (Apocalisse 8:12). Vengono annunciati tre “guai”, (Apocalisse 8:13), cioè gli ultimi tre giudizi delle “Trombe”.

Apocalisse 9:1-12.
La quinta tromba – il primo guaio

1. L’abisso.
La “stella caduta dal cielo” potrebbe essere un angelo ribelle.
L'”Abisso” è il nome della prigione provvisoria dove i demoni, angeli ribelli, già soffrono (Luca 8:30, 31). La “chiave” è nelle mani di Dio (Apocalisse 1:18; Apocalisse 20:1) ed è data all’angelo caduto per indicare che Dio permette agli angeli ribelli, entro certi limiti, di attuare la loro malefica attività a danno degli uomini, infliggendo anche dei flagelli dolorosi.

2-6. L’apertura dell’abisso.
L’apertura di questo pozzo dell’abisso sembra suggerire l’idea che sarà dato ampio spazio ai demoni di agire sulla terra. Si noti a proposito che saranno colpiti soltanto gli uomini (tranne i 144.000 segnati in fronte, cfr. Apocalisse 9:4 con Apocalisse 7:3) e non la vegetazione (Apocalisse 9:2-5). La piaga non sarà mondiale, e gli uomini non moriranno, ma saranno tormentati da atroci sofferenze (infezioni, malattie, radiazioni, malformazioni) (Apocalisse 9:5, 6). Le locuste di cui si parla nel testo non sono da prendersi alla lettera, infatti le locuste divorano la vegetazione, mentre queste danneggiano soltanto gli esseri umani.

7-12. Le locuste.
Diversi hanno visto in queste locuste un riferimento ad aerei o elicotteri da guerra che lanciano dei gas velenosi. Giovanni, durante la visione, tenta di descrivere quello che vede usando ovviamente un linguaggio appropriato alla conoscenza del tempo. È detto che queste locuste erano “simili a cavalli che fanno guerra”, per cui evidentemente ci troviamo dinanzi ad una
descrizione simbolica, che in quanto tale lascia spazio a diverse interpretazioni, molte verosimili ma nessuna esatta. Esse volano (quindi sono nell’aria), però sono come cavalli da guerra (anticamente si combatteva cavalcando).

Apocalisse 9:13-21.
La sesta tromba – il secondo guaio

13-16. Gli eserciti radunati. Al tempo in cui scrive l’apostolo Giovanni, l’Eufrate era il confine orientale dell’Impero romano, oltre il quale abitavano i Parti, nemici temibili dei romani. Simbolicamente, quindi, l’Eufrate segnerebbe il confine tra l’Occidente e l’Oriente Asiatico. In Apocalisse 9:15 è stabilito il momento preciso dell’invasione, mentre in Apocalisse 9:16 ci viene detto che l’organico degli eserciti sarà di 200 milioni di soldati. Attualmente, soltanto i popoli asiatici possono contare su un esercito di simili proporzioni.

17-19. I cavalli. Come per le locuste, secondo alcuni anche in questi versetti l’apostolo Giovanni, usando il linguaggio del suo tempo, tenta di descrivere armi del nostro tempo: carri armati (“cavalli”) e militari che li guidano (“cavalieri”), (Apocalisse 9:7). Dalle “bocche” (cannoni?) escono fuoco, fumo e zolfo (gas o armi chimiche?). Soltanto usando armi chimiche o gas velenosi (non escludiamo che si parli anche di bombe atomiche) è possibile uccidere la terza parte della popolazione mondiale. Ai tempi di Giovanni ciò costituiva una realtà impossibile.

20, 21. L’obiettivo del secondo guaio.
L’umanità colpita da questa piaga non si “convertirà”, anzi continuerà ancora di più a bestemmiare Dio e a sperare che l’Anticristo risolva i problemi instaurando il periodo di pace promesso.

Apocalisse 10:1 – 11:14.
Seconda parentesi

Apocalisse 10:1-7.
L’angelo e il piccolo rotolo

1-6. L’identità dell’angelo potente.
Questo angelo potrebbe essere Cristo: il Figlio di Dio (cfr. Apocalisse 1:13-16) il quale giura che: “Non ci sarebbe più indugio” (Gr. non ci sarebbe più tempo), nel senso che il piano di Dio per l’umanità deve ora necessariamente adempiersi (in contrasto ad Apocalisse 6:11).

7. Il mistero di Dio adempiuto. “Il mistero di Dio” è il tema del “libretto”. Si tratta di una verità precedentemente nascosta e ora rivelata, che si focalizza su Cristo, in cui il piano di Dio per questa terra è centrato e svelato.

Apocalisse 10:8-11.
Giovanni e il piccolo rotolo

8-10. Il libretto.
Il libretto (piccolo rotolo) non contiene semplicemente la registrazione dell’adempimento del mistero di Dio, (Apocalisse 10:7), ed è distinto dal libro con i sette suggelli di Apocalisse 5:1. Sembra essere, almeno in parte, il libro che Daniele suggellò fino alla fine dei tempi (Daniele 12:4,
9). Il passo in Daniele sembra infatti alla base di questi versetti. Il motivo per cui il libro subito dopo essere stato mangiato è “dolce come miele” (Ezechiele 2:8, 9; Ezechiele 3:1-3; Salmi 19:10; Salmi 119:103), mentre nell’essere digerito è “amaro” (Geremia 15:10; Geremia 20:14-18) sta nelle luminose promesse di liberazione per il popolo fatte tramite Daniele sarebbero state precedute da terribili sofferenze e giudizi.

11. Il suo effetto sull’apostolo Giovanni. Giovanni deve profetizzare di nuovo, come aveva fatto prima.

Apocalisse 11:1, 2.
La fine dei tempi dei gentili

1, 2a. La restaurazione del tempio.
In questi versetti si parla del tempio ebraico, che però oggi gli ebrei non hanno più. È evidente che in questa prima parte della “Grande Tribolazione”, Israele ricostruirà il Tempio di Gerusalemme (cfr. II Tessalonicesi 2:3, 4). D’altronde questo è quello che oggi gli ebrei ortodossi desiderano più di ogni altra cosa.

2b. La fine dei tempi dei gentili.
Il tempo dei gentili ha avuto inizio con la cattività di Giuda (586 a.C.), quando Nebucadnetsar, re di Babilonia, fece distruggere il tempio e la città di Gerusalemme. Da quel momento Dio permise nazioni pagane di essere a capo degli affari del mondo e di calpestare la Palestina, la nazione che Egli aveva scelto e custodito. Durante “il tempo dei Gentili” (Luca 21:24) il trono di Davide è rimasto vuoto. La fine di questo tempo verrà soltanto quando Gesù Cristo, “il Figlio di Davide”, instaurerà definitivamente il Suo Regno, nella seconda fase della Sua venuta (Daniele 2:34, 35, 44; Apocalisse 19:11, 21). Il riconoscimento divino del culto del tempio segna la rapida chiusura dei “tempi dei gentili”, simboleggiati dai 42 mesi: la metà della settantesima settimana di Daniele (cfr. Daniele 9:27), con gli ultimi tre anni e mezzo ancora da svolgersi (cfr. Daniele 7:25; Apocalisse 12:14; Apocalisse 13:5).

Apocalisse 11:3-13.
I due testimoni

3-7. La loro identità.
Proponiamo una soluzione, che appare probabile, ma che rimane una proposta umana e pertanto fallibile. Uno di essi sarà Elia, in quanto il profeta Malachia in una profezia, che ha un doppio significato, ha annunciato che Gesù Cristo avrebbe avuto due precursori (Malachia 3:1-3; Malachia 4:5, 6); profezia che ha avuto un primo adempimento in Giovanni Battista (Luca 1:16, 17).
Dalle parole di Gesù riportate dal Vangelo di Matteo (17:10-13) riscontriamo due cose:
1. Elia è venuto nella persona di Giovanni Battista. Non si tratta certamente di un caso di reincarnazione, ma di un ministerio adempiuto “Con lo spirito e la potenza di Elia”. Giovanni Battista, d’altronde, dichiara personalmente di non essere Elia (Giovanni 1:21)
2. Elia deve venire prima e ristabilire ogni cosa, soltanto allora si realizzerà completamente la profezia di Malachia, il cui adempimento è stato soltanto abbozzato da Giovanni Battista (Malachia 3:1-3). L’apparizione di Elia deve precedere il gran giorno dell’ira di Dio (Malachia 4:5, 6).
Quindi, ci si chiede chi sia il secondo testimone. Alcuni hanno pensato a Mosè in quanto si assomigliano con quelli descritti nell’Esodo, altri hanno invece pensato ad Enoc, in quanto è l’unico che non ha conosciuto la morte. Comunque, la Bibbia non menziona alcun nome per la qual cosa facciamo anche noi. Il loro messaggio consiste nell’annuncio dell’imminente venuta del Re dei re. “I due olivi e i due candelabri”, (Apocalisse 11:4), simboleggiano la loro testimonianza resa al Messia come Re-Sacerdote (cfr. Zaccaria 4:2, 3). Avranno poteri miracolosi ma verranno uccisi dalla bestia (capo dell’Impero Romano ricostituito, Apocalisse 13:1-10; Apocalisse 17:8) che sale dall’abisso (cfr. Apocalisse 9:1-12). Tuttavia, non prima di aver completato la loro testimonianza, (Apocalisse 11:7).

8-13. Il loro destino.
I loro corpi vengono esposti all’infamia a Gerusalemme, (Apocalisse 11:8), ma Dio risuscita, (Apocalisse 11:11), e trasporta i due testimoni dentro “la nuvola” (Gr.), (Apocalisse 11:12; cfr. Ezechiele 10:19; Matteo 17:5), mentre i loro nemici vengono puniti con un terremoto che uccide
settemila persone e distrugge un decimo di Gerusalemme, (Apocalisse 11:13). Di fronte a questi eventi, coloro che rimangono in vita iniziano a glorificare Dio di fronte alla Sua onnipotenza, ma lo fanno come impauriti e non perché si sono convertiti.

Apocalisse 11:14-19.
La settima tromba – il terzo guaio

14-18. Anticipazione del regno mondiale di Cristo.
Il secondo guaio (Apocalisse 9:13-21) viene ripetuto dopo la parentesi, (Apocalisse 10:1-11 – Apocalisse 11:1-13), per connettere i primi due con il terzo ed ultimo guaio, (Apocalisse 11:14). Di questo guaio è detto che viene “presto”, ed include tutti i restanti giudizi prima dell’instaurazione del Regno (Apocalisse 11:14 – 20:3). I vv. di 11:15-19 offrono un panorama generale del resto del libro, in cui gli eventi futuri sono visti come già presenti: l’instaurazione del Regno mondiale di Cristo, (Apocalisse 11:15-17), che nella Sua Sovranità e onniscienza Dio aveva volontariamente limitato (cfr. II Corinzi 4:4); il giudizio delle nazioni nella battaglia di Harmaghedon, (Apocalisse 11:18a); il giudizio finale, (Apocalisse 11:18c; Apocalisse 20:11-15); il premio dei santi, (Apocalisse
11:18b; Apocalisse 20:4-6).

19. Il tempio di Dio nel cielo aperto. “L’arca del patto” all’interno del tempio dichiara la fedeltà di Dio alle promesse verso Israele (Romani 9:4, 5) che qui troveranno completo adempimento.

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